Quarto Intervallo
Regali di Natale edition
Benvenute e benvenuti alla quarta puntata di Intervallo, la newsletter ibrida e piena di musiche e cose meravigliose che incontro sulla mia strada.
Questa settimana scrivere è stato - ancor più del solito - come ricavarsi una piccola isola felice: a volte la vita incombe con forza e non sempre nel migliore dei modi, ci sono le tristezze, i lutti intorno, le sciocche influenze stagionali che continuano a tornare a dirti di riposare e la ricerca di una decisiva quantità di Vitamina C (Vitamin C!) in tutte le cose, con la fatica nel reperirne a volte anche una dose minima. Tra poco è Natale e a me il Natale, almeno fino a qui, è sempre piaciuto: mi piace con le sue piccole ritualità laiche (nella mia famiglia l’ultimo credente è una persona che non ho avuto il piacere di conoscere) e con i suoi momenti accuratamente ritagliati nella corsa delle cose dell’anno e del tempo che non si riesce mai a mordere abbastanza.
So che per molti è sciocco non credere che sia esistito Gesù Bambino eppure festeggiarne il compleanno, ma io scrivo e mi piacciono e interessano le storie, per cui per me questo Gesù Bambino, ben oltre il carico eccessivo di cui è stato storicamente investito, è un gran bel personaggio protagonista di una storia scritta con grande talento - perché veramente, pensateci, quello è un libro, ed è un libro eccezionale. In pratica, insomma, sì, mi piace festeggiare il protagonista di un best seller, un po’ come da bambina mi piaceva organizzare grandi party di compleanno alle mie bambole spargendo lo zucchero a velo per tutta la cucina. Dunque eccoci qua, con le canzoni arrangiate da Phil Spector, i maglioni caldissimi, Mamma ho perso l’aereo che ricomincia dall’inizio e tutto il rewatch dell’opera omnia di Woody Allen tra il 27 e il 31 dicembre; eccoci qua con le lucine dell’albero, la renna di peluche e quella pallina orribile che ogni anno perde tutti i glitter e poi forse se li ritrova da sé di nascosto, d’inverno, nell’armadio. Quando vivevo sola avevo sempre le lucine di Natale accese in casa, un giorno mia madre è venuta a trovarmi, era agosto e mi ha chiesto quando avrei smontato gli addobbi. Non è mai successo.
L’Intervallo di oggi è una piccola lista di regali che potrebbero piacere a me, a voi che siete qui con me o a qualcuno che potrebbe capire per quale ragione ogni settimana amate leggere Intervallo. Ci sono doni per tutte le tasche, la maggior parte di loro è molto abbordabile.
I link, questa volta, sono ognuno sotto il dono di cui vi scrivo. Ovviamente da questi link non guadagno niente, mi pare scontato dirlo ma non si sa mai qua sopra. Altrettanto ovviamente vi metterò dei link anche da Amazon a titolo esemplificativo, ma ricordate: i libri si comprano nelle piccole librerie, i dischi nei negozi di dischi, gli oggetti si cercano in giro bene e molto spesso si trovano anche altrove.
Monopoly di David Bowie
Non esiste Parco della Vittoria, non ci sono da costruire palazzi e alberghi: ci sono caselle che rappresentano vari capitoli della discografia di David Bowie e quando li avete conquistati potete diventare dei costruttori di palchi o addirittura di stadi. Probabilità e Imprevisti? No, Sound and Vision. Queste e altre mille alternative takes del gioco da tavolo più famoso del mondo che diventa tutto in chiave DB. Divertentissimo e secondo solo al gioco Antimonopoly, il Monopoly contro il monopolio che uno studente regalò molti anni fa a mio padre, di professione economista.
Giradischi per bambini
Educarli bene e subito al gioco più bello del mondo. Con questo giradischi Fisher Price i più piccoli possono allenarsi a mettere vinili (di plastica dura e indistruttibile) sul piatto e azionare la puntina (di plastica pure lei). Tutto è gioco ma nulla è fake, un po’ come nelle nostre vite: la confezione include molti dischi con melodie diverse su ogni lato e la possibilità di farli suonare davvero, proprio come se fosse un SL1210, in modo che i bambini abbiano la soddisfazione del gesto (visto fare magari dai genitori) e il gusto di portarlo da soli compimento. Così bello che vorrei avere due anni.
Bloody Daughter - Documentario su Martha Argerich
Martha Argerich è la mia preferita tra tutte e tutti i musicisti classici della storia, al punto che guardo quasi ogni giorno almeno una sue esecuzione e in qualche misura la considero davvero una rockstar anche perché è, come se non bastasse, una figura umana biograficamente straordinaria. In questo documentario girato da sua figlia, Stéphanie Argerich, si racconta la pianista attraverso la lente dell’intimità filiale, delle relazioni familiari e sentimentali attraverso i decenni e l’arte. Sottotitoli solo in inglese e destinato ai cuori selvaggi che hanno ancora a casa un lettore dvd e blu ray (ci siete compagne e compagni, io vi vedo).
(Whats’s the story) Morning Glory - 30th Anniversary Deluxe Edition
I primi di ottobre del 1995 (poco più di trent’anni fa tondi tondi) quando usciva la prima stampa di questo disco, avevo dieci anni e ne ricevevo una copia mentre mi esercitavo con i miei pattini a rotelle (bianchi, con quattro ruote viola, erano bellissimi) nello spazio intorno al portone di casa. La mia cottarella (era reciproca) di allora si chiamava D. era nato nel 1983 e aveva dunque quei due anni in più di me che gli avevano permesso di andare da solo al negozio di dischi del quartiere (sì, allora ogni quartiere ne aveva almeno uno, anche nelle città piuttosto piccole come la mia). D. aveva comprato il secondo disco dei Gallagher in musicassetta ed era tornato a casa, lo aveva ascoltato e mi aveva duplicato il nastro, poi me lo aveva portato direttamente nel suo Walkman dicendomi: senti questa. Si era preparato, e un po’ come nel “Tempo delle mele” mi aveva fatto ascoltare dalle sue mani non “Reality” di Richard Sanderson ma “Don’t look back in anger” degli Oasis.

Dopo la morbidezza di quell’intro al piano, l’arrivo della voce mi aveva condotta in pochi secondi in cima al mondo, avvolta da una forza speciale, un’epica dello stare sulla Terra che quella canzone non avrebbe smesso mai di farmi provare a ogni ascolto, anche quando nella vita mi sarei sentita minuscola e inutile. Anche a Wembley, quest’estate, mentre suonavano questa sono stata come in quel pomeriggio a Pavia, sui miei pattini bianchi, vestita di certo in modo assolutamente improbabile come una preadolescente a metà dei 90s ma protagonista per pochi minuti della mia vita fino in fondo agli abissi. Non servono versioni deluxe per tutto questo, bastano cassettine malamente registrate trent’anni fa, ma qui ci sono versioni unplugged e altre sfizioserie che non andrebbero perse per strada.
“Rimmel” di Francesco De Gregori in musicassetta
Non credo sia necessario aggiungere altro. Se non la trovate potete sempre puntare a una versione originale da comprare online usata. Ma ecco: anche visceversa.
“Sussidiario illustrato della giovinezza” dei Baustelle in vinile
C’è stato un tempo in cui questo disco d’esordio dei Baustelle, all’epoca si parlava di cd, era davvero introvabile: si reperiva di rado online la versione originale edita dalla piccola gloriosa etichetta baracca & burattini e nessuna ristampa era stata fatta e dunque migliaia di fan se ne stavano appicciati al monitor del computer Windows a sbavare su ebay e piangere su Myspace. Poi uscì un cofanettone con la copertina (bellissima) disegnata da Alessandro Baronciani (benissimo) ma del vinile in edizione grafica originale, con questa cover qui, niente. Per darvi l’idea: nemmeno io ce l’ho e me ne dispiaccio da sempre. Io che con questi ragazzi sono davvero cresciuta. Sta per arrivare nelle nostre case, si può già preordinare e dunque, se volete, preregalare.
Un libro della collana “33 1/3”
Monografie, a volte inconsuetissime, scritte con prospettive assolutamente originali, mai didascaliche e banali, di centinaia di dischi che sono pietre miliari e angolari della storia della musica. Alcune a un certo punto uscirono anche in italiano per l’editore No Reply ma ora sono fuori stampa e pressoché introvabili. Ne ho lette diverse, vi consiglio di partire (ma sono di parte) da quella su “Low” di David Bowie scritta da Hugo Wilcken e da quella su “Pink Moon” di Nick Drake della qui già citata Amanda Petrusich ma davvero non importa da dove partirete, sono tantissime e non ne ho ancora trovata una poco interessante. Chiunque può proporre all’editore (Bloomsbury), un pitch per la propria monografia su un disco ancora non in catalogo: è un modo molto democratico di concepire una collana e anche un modo per renderla specchio delle scritture di settore in questa fase della storia. Se leggerete vi renderete conto di come si scrive e si legge di musica per bene davvero.
Potete scoprire i dettagli del progetto e trovarli qui
Wings. Una band in fuga
La più grande meraviglia editoriale a tema musicale del 2025, almeno per la sottoscritta. Lo sto ancora leggendo: è poderoso, ricchissimo, bello anche da guardare con foto stupende (non risulteranno nuove ai beatlemaniaci ma c’è sempre qualcosa che ci era sfuggito, no?). Il libro è costruito attorno alle testimonianze di Paul McCartney, della sua famiglia, dei membri della band e di chiunque abbia in qualche modo partecipato ai Wings, la seconda band di Paul: l’uomo che senza una band soffriva fino alle ossa ma da solo ha fatto comunque molti capolavori. Aspettavo un volume simile da anni, l’ha pubblicato La nave di Teseo (grazie). C’è dentro praticamente tutto quello che è successo alla band (rapina in Nigeria inclusa). Da impazzirci.
Ella Fitzgerald sings The Cole Porter Songbook
Il Great American Songbook è il canone dei più importanti e influenti standard jazz, è composto da brani scritti tra gli anni ‘20 e gli anni ‘50 da autori come Cole Porter, Rogers & Hart, Duke Ellington e i fratelli Gershwin, ed è tuttora il materiale incandescente di base e di confronto costante per i musicisti jazz, fornendo loro la materia fondamentale per tutto il lavoro di improvvisazione. Queste esecuzioni dei brani di Cole Porter del 1956 incise dalla regina Ella Fitzgerald all’apice delle sue capacità vocali sono una delle mie grandi fissazioni musicali, nonché una delle mie grandi fissazioni musicali natalizie - non hanno a che fare col Natale ma forse gli arrangiamenti orchestrali di Buddy Bregman generano in me una strana connessione ancestrale con l’atmosfera di questo momento dell’anno. Amo Ella Fitzgerald e potrei ascoltare solo questa raccolta (doppio vinile) per mesi e mesi senza mai cambiare disco sul piatto - anzi, sono certa che questa cosa sia già accaduta.
Giradischi, radio, microfono + radio vintage… di Lego
Ok, abbiamo visto il giradischi per i più piccoli e ora vediamo quello per i più piccoli amanti dei Lego, oppure per quegli amanti dei dischi che amano vedere moltiplicarsi giradischi di ogni forma e fattura ovunque si girino. Questo è un tre in uno: con gli stessi pezzi si possono costruire tre cose diverse, tutte a tema audiofilia vintage: il giradischi, ma anche una radio o un microfono di quelli vecchio stile. Ogni oggetto è circondato da piccoli mazzi di fiori, l’altra grande passione tra i costruttori di Lego, ultimamente.
Se non vi bastasse c’è anche una bellissima Radio Vintage che funziona davvero grazie a un bellissimo mattoncino sonoro: ammetto che questa vorrei averla moltissimo.
Il cd player che voleva essere un giradischi
Crosley è un marchio che molti di voi conosceranno già per aver riportato su larga scala la diffusione dei giradischi a valigetta, a volte con puntine meno performanti, altre con migliorie tecniche, tuttavia siccome esistono ancora degli incalliti amanti del cd (io non vi conosco, io non so chi siete, venite fuori!) ecco il lettore cd che voleva essere un giradischi. Se ascoltassi ancora massicciamente i cd lo troverei fantastico, comodissimo… c’è anche di vari colori carini.
Piattina Gherardini
Gherardini è uno dei miei marchi di borse e pelletteria preferiti in assoluto. Va detto che le borse sono una delle mie grandi passioni, non come i dischi, ok, ma sono anche loro una grande malattia della mia vita (e del mio armadio, e del portafogli). Mi sono innamorata di questo marchio molti anni fa, attratta irresistibilmente dal suo monogramma tanto 70s (in realtà è precedente) e dal materiale (questo sì, mi pare, tutto 70s) in cui molti dei prodotti vengono realizzati: il softy. Morbidissimo, bellissimo, estremamente pop e alternativo alla pelle tradizionale. Ho provato a far innamorare di questo marchio storico molte amiche e persone vicine ma nulla, continuava a essere qualcosa che, semmai, stava nell’armadio delle loro mamme, comprato decenni prima. Sono stata felicissima di vedere il marchio rinnovarsi e cercare la propria giusta strada anche rivolgendosi a giovani acquirenti e nuove generazioni, facendolo senza snaturarsi, svendersi a certe trovate social o fare cose imbarazzanti tipiche di chi va su internet a vendere, ma appunto seguendo il proprio stile ed enfatizzando quelle che sono già le qualità pop intrinseche al brand.
Gherardini (siccome appunto sa come comportarsi bene) mi ha fatto anche recapitare a casa un regalo bellissimo: la riedizione in pelle vegana (nera, ma c’è di moltissimi colori stupendi) della sua storica borsa Piattina, appena uscita in questa nuova edizione limitata. In questa borsa ci stanno parecchi dischi in vinile, ed eccoci qua. Insomma: se volete regalare una borsa per girare per le città in cerca di dischi senza essere costretti a usare sempre le maledette tote bag di tela che ormai hanno colonizzato i nostri appartamenti e le nostre spalle, ecco l’alternativa perfetta: una borsa adatta a quest’uso e anche (soprattutto?) davvero bellissima ed elegante.
La lista di modelli di Gherardini che vorrei consigliarvi è lunghissima ma per il momento, sapendovi qui e dunque amanti dei dischi, dico lei: quando ho iniziato a infilare dentro i 33 giri non potevo crederci. FINALMENTE.
Borse NI.DO
Fondato da una giovane coppia nella vita e sul lavoro, NI.DO è un brand artigianale che fa borse non adatte a portare in giro 33 giri (ma un po’ di 45 giri sì) o computer per lavorare ma un paio di libri di certo (non l’intera Recherche) e tutto l’occorrente per le giornate in giro di una come me, che fa zig zag tra cose molto diverse. Le loro borse mi sono subito piaciute perché mi ricordano l’infanzia, certe forme e certi colori, il crystal ball - e infatti non a caso il loro modello identificativo nonché mio preferito che vi consiglio qui, si chiama Bollicina o Bolla. Dopo la micro (piccola piccola) e la mini (ne ho una ed è capiente e perfetta per il tempo non lavorativo) ora è arrivata la maxi, regolabile a due volumi di grandezza e dunque perfetta per stare in giro tutto il giorno, infilarci una maglia in più dentro e tutto l’occorrente utile sia per i momenti di transito tra i lavori (parlo da freelance ma non solo, è ovvio) che per essere a postissimo la sera. Anche qui siamo nel regno del pop, con i contrasti cromatici tra manici e borsa e le grandi tracolle morbide morbide.
Joyroom funpods
La mia vita è cambiata quando ho deciso che non avrei mai speso più di 30 euro per nessun auricolare bluetooth al mondo. I motivi sono moltissimi: ultimamente ho trovato molto poco ergonomici gli Airpods di Apple (il sinistro mi cadeva sempre) a fronte di un prezzo ingiustificabile per un prodotto che una volta in azione faceva continuamente domandare al mio interlocutore “ehhhhhhh?!!” non appena tentavo di parlarci mentre camminavo per strada. Alla fine ho provato con questi, vengono da un negozio in via Paolo Sarpi ma vi giuro che le persone dall’altra parte dicono molti meno “ehhhhhhh?!!”, non so se sia perché si sente effettivamente meglio o perché si sono stufati di dirmelo. In ogni caso io mi sto trovando benissimo, la batteria dura un’infinità di tempo, si collegano bene (un dispositivo alla volta) e io sento molto bene. Per la musica continuo a usare un paio di Airpods (Max), sì, ma con la musica non si scherza e poi è improbabile che i fratelli Davies o chi per loro mi urlino “ehhhhhhh?!!” mentre ascolto un loro album, quindi va bene così.
Giradischi da guardare e leggere
Allora, chiariamolo subito: dovessi consigliarvi un libro Taschen, andrei su Jazz cover e Sexy records cover, ma non di soli Taschen vivono i nostri tavoli e le nostre librerie con gli scaffali più alti: non sottovalutate quindi i libroni Phaidon. Nel loro immenso catalogo ho selezionato due chicche per appassionati musicofili, amanti del design e, ancora una volta, del vinile e degli apparecchi stereo: uno si chiama Revolution. The history of turntable design, l’altro invece
Hi-fi. The history of high-end audio design, dello stesso autore che anche qui traccia una parabola storica del mezzo dagli anni ‘50 fino alla rinascita dell’analogico.
Lettere per dividere dischi in vinile sugli scaffali
Un po’ per ricordarmi che devo ancora comprarle per i miei dischi e un po’ per dire che con 20 euro fate una cosa molto bella per i vostri amici che quasi sicuramente sono stati nerd ma non fino a questo punto e anche loro non le hanno ancora comprate.
Drumstick pencil
Ovvero delle matite a forma di bacchette della batteria. Va bene per un secret Santa ma anche per un pensiero piccolo ma carino. Non le useranno mai ma almeno rideranno appena aperto il pacchetto del regalo e penseranno “GENIAAAAAAALE”: come biasimarli?
The Beatles Anthology Collection
Ne abbiamo parlato nello scorso intervallo e ne parleremo anche nel prossimo entrando nel merito del nono capitolo video. Questo invece è il cofanetto delle registrazioni appena uscito ed è un regalissimo, perfetto se il destinatario ha tutti i dischi in studio ma l’Anthology “non l’avevo ancora presa”. Senza nulla togliere ai primi due volumi e all’ultimo, ancora ricordo l’ascolto del terzo volume sul giradischi di casa per la prima volta con un impianto buono. Sono passati molti anni e la memoria mi spinge a dire: forse la miglior raccolta di ‘extra’ nella storia.
Playgrounding
Bonus non musicale. Non per bambini ma dai bambini a noi: un libro dedicato al parco giochi come spazio di sviluppo e pensiero sociale e antropologico, un luogo simbolico che in ciascuna delle sue declinazioni racconta lo spazio delle città, la creatività e le differenze tra i mondi che la abitano. L’ha scritto Domitilla Dardi che è curatrice e storica del design e raccoglie immagini rare e grandiose che contribuiscono a rendere il volume un’opera di grande e trasversale ispirazione a cui per qualche ragione penso molto di frequente nelle mie giornate.
Per tutto quello che ti va di dirmi su Intervallo e su quello di cui ti ho raccontato fino a qui, scrivimi qui sotto


























Ciao Giulia,
complimenti per questa newsletter, sempre ricca di spunti. Brava!
Ehm, io ascolto prevalentemente CD, perché possiedo ancora una autoradio con lettore oltre che un impianto. Sono economici, pratici e occupano meno spazio. Perché rinunciarci?
Continuo anche a comprarli!
Carlo
Che bei suggerimenti! Il Monopoly dovrei comprarlo non solo in quanto grande appassionato, ma anche perché con Bowie condivido il giorno del compleanno. Lo devo avere.
Con te, Giulia, inizio ad avere il sospetto di condividere la passione per tante cose, sicuramente l’amore per la Argerich. Conosco bene quel doc e confermo che è delizioso.
Ora, perdonami in anticipo per ciò che sto per scrivere. Da qualche giorno sono tentato di segnalarti io una cosa. Magari non ti interessa o magari lo conosci già, io nel dubbio scrivo qui, anche se forse non è lo spazio adatto. Si tratta di un libro intitolato How to Run an Indie Label, di Alan McGee che, immagino, tu sappia bene chi sia. Credo potrebbe interessarti.
Ecco, l’ho fatto. Ciao e grazie! :)